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by martin hovezak

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«A che cosa serve davvero adeguarsi ad uno stereotipo?»

 Quando si tratta di bellezza, o di ciò che io considero attraente, i miei gusti vanno dal perfetto classico all’assoluto perverso. Un naso importante, orecchie grandi, cicatrici, brutta pelle, grosse cosce e, soprattutto, uno sfrontatissimo culo.

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Il mio carissimo amico scomparso Leigh Bowery diceva che, quando se ne andava in giro, raramente rifiutava proposte. Soltanto in due occasioni è stato del tutto schifato, ma --un po’ come me-- era uno dalla mentalità aperta e riusciva a trovare qualcosa di attraente nella maggior parte degli uomini. Camminando per strada, spesso mi trovo a sbavare dietro a certi ragazzi che vanno dal tipo goffo al muratore oppure singolari personaggi camp. A volte è semplicemente il fatto che uno scelga di ignorarmi che fa infuriare i miei sensi. Quando qualcuno mi chiede quale sia il mio tipo ideale, rispondo che non c’è.

 Nel fotografare i ragazzi, adotto l’approccio che definisco assurdo, perché richiedJason Jonese di ritrarre i miei modelli in abiti che li rendono vulnerabili, con un accenno di trucco che aggiunge un ulteriore pizzico di fragilità. Li spingo a mostrare quanto più possibile di loro stessi, perché a volte quello che non viene mostrato può creare degli effetti lussuriosi che sono molto più sexy che non scoprire tutto. Mi vedo come un caso di queer pervertita, perché mi piacciono ragazzi molto comuni, ma non c’è nulla che mi piaccia di più del vederli con del make-up, una gonna stretta o con un reggiseno. Non dico che mi piaccia lo stile drag queen o il travestitismo segreto. L’idea non è quella di rendere completamente femminili, ma di creare un ibrido che sia al tempo stesso irritante ed eccitante.

Uomini apertamente troppo femminili non fanno per me; ancora una volta, non parlo di androginismo (amo un tocco di Anne) ma mi riferisco a quei ragazzi che sono eccessivamente camp. Soft camp va bene! Holiday Camp che schifo! L’ideale sarebbe poter avere un bel mix fra Marilyn Manson e Robbie Williams.

 Il modo più semplice per descrivere il mio uomo ideale, dunque, è: un tipo straight che si imbratta con un po’ di eyeliner e che indossa una giacca personalizzata di Judy Blame con un paio di vecchi pantaloni Westwood Bondage. Ci potrebbe addirittura anche unire una tuta da lavoro ed un paio di grossi stivali come Kurt Cobain, oppure indossare un’uniforme militare per il Kampf.

 Purtroppo, di questi tempi, trovare ragazzi coraggiosi e con una scintilla che li renda fashion è come cercare di trovare un pop performer onesto. I ragazzi gay (o straight che potrebbero avere tendenze gay) sono troppo preoccupati a modellarsi ed hanno un atteggiamento sarcastico nei confronti dell’esibizionismo. Qui è dove la fotografia diventa utile, perché attraverso la lente puoi creare la tua visione dell’uomo perfetto. Beh, almeno fino a quando non finiscono gli scatti, ovvero quando si infilano di nuovo nei loro jeans e si defilano nell’oscurità. Questo è il motivo per cui l’alta moda, creata da gente come Westwood, Galliano, ecc. è così essenziale, perché ci riporta indietro verso quei tempi in cui gli uomini erano come orgogliosi pavoni. Infatti, Galliano è probabilmente il mio stilista preferito perché vive i suoi abiti. La mia teoria è che, ritornando indietro ai tempi di Oscar Wilde, gli uomini dovevano far risaltare il loro abbigliamento allo scopo di affermare la propria sessualità in un clima di rinnegazione. Ciò, dunque, mi riporta alla mia affermazione che l’uguaglianza ha anche degli svantaggi.

La ricerca disperata dell’omologazione significa dover adottare i colori delle masse, sia che si tratti del popolo straight, sia che si tratti del popolo queer, secondo cui una camicia colorata ed audace, unita ad uno zainetto, è sufficiente a comunicare qualcosa.

 Dobbiamo domandarci “a che cosa serve davvero adeguarsi ad uno stereotipo?”. Il tempo non è qualcosa di illimitato, perché tutti finiremo in pasto ai vermi e quindi faremmo forse meglio ad esprimere noi stessi liberamente. I ragazzi che trovo più sexy sono quelli emotivamente più complicati. La terapia mi ha aiutato a capire che ci sono degli uomini che tu non riuscirai mai a cambiare, nonostante tu possa pensare che quella sia la missione della tua vita. Purtroppo, tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare ed io sono arrivato ad accettare il fatto che il desiderio sia una sorta di follia. È qualcosa che neppure il più saggio riuscirà a comprendere. Un sacco di persone che apparentemente hanno tutto in fatto di bellezza sono più incasinate di quanto uno potrebbe immaginare. Ciò è, al tempo stesso, di conforto e di preoccupazione, poiché ci viene detto continuamente che la perfezione ci porta alla felicità.

 Non lo dico per essere sadico o acido, è un fatto, che, alla fine, sono quelli veramente attraenti coloro che soffrono. “Abbi pietà di chi è bello” è uno strano slogan, ma comunque è adeguato, perché di solito è chi ha di più da perdere. Nel mio piccolo, ringrazio Madre Natura per aver creato delle distrazioni visive, perché non c’è nulla che mi renda allegro quanto un bel viso.

 
  Jason Jones